> STAMPA IL NOSTRO FLYER
LANGUAGES >
 
   
  Casa vacanze e appartamenti in affitto nell'area del Chianti Classico. L'affitto turistico ideale per la vostra vacanza nel cuore della Toscana.  
     
 
HOME
APPARTAMENTO 1
APPARTAMENTO 2
PREZZI
PRENOTAZIONE
CONTATTI
 
 
IMMAGINI
EVENTI
ITINERARI
LINKS
OSPITI
BLOG
 
     
 
Appartamenti in affitto:

Follow annaholiday on Twitter
 

Il Chianti:

Il Chianti
Gaiole in Chianti
Archeoturismo in Chianti
Gli agricoltori del Chianti
Centro di Studi Storici
Castellina in Chianti
Greve in Chianti
   
 
 
 

Gaiole in Chianti

HOME ARTICOLI (Gaiole in Chianti)
 

In un territorio punteggiato in misura straordinaria da castelli, fortezze, rocche e borghi fortificati, Gaiole appare come uno dei rari capoluoghi la cui nascita non è avvenuta per ragioni militari ma piuttosto per interessi commerciali. Situato nella valle del torrente Massellone, sulla importante e antica strada che univa e lo fa tuttora, Siena con il Valdarno Superiore, di Gaiole (forse da Gaggio, a significare un bosco folto) si ha una prima notizia nel io86 descritto come "manso" e successivamente come importante mercatale. Lo stesso impianto urbanistico del borgo mostra chiaramente quale sia stata in origine la sua vocazione primaria.

Sviluppato su un'unica strada maggiore, questa si allarga e poi si restringe. quasi come un imbuto, a formare un ampio spazio al centro del paese, adibito agli scambi commerciali. Come dimostrano i numerosi toponimi sia etruschi - Rietine, Spaltenna, Vertine, Ama, Avenano, Nusenna che romani - Cacchiano, Sansano, Tornano, Lucignano, Bricciano - il territorio fu ampiamente conosciuto e abitato fino dal tempi più remoti. Ma è dal Medioevo che sono arrivate fino a noi tangibili testimonianze di una vivace attività religiosa, di un massiccio incastellamento e anche di un'accentuata operosità di carattere agricolo. Se la pieve di San Vincenti risulta già officiante nel VII secolo come "basilica di san Vincenzo in fundo Bonipagi", quella di San Marcellino è presente fra le diciannove chiese (poi diventate ventitré) contese, a partire dall'IVI secolo, fra il vescovo di Sienia e quello di Arezzo. E' è proprio nella pieve di San Marcellino che nel 1029 venne emesso il giudizio sulla secolare vertenza che vide in parte accolte le istanze del vescovo aretino. E se la pieve di Santa Maria a Spaltenna risulta fra le meglio conservate, l'edificio sacro più prestigioso può essere considerato l'abbazia di San Lorenzo a Coltibuono. Fondata, secondo la tradizione, da Geremia dei Firidolfi alla fine dell'IVI secolo, la sua presenza è documentata dal 1037 ed è nel secolo successivo la donazione a Giovanni Gualberto, fondatore dell'ordine vallombrosino. Il cenobio ha vissuto quasi otto secoli di grande prestigio e anche di prosperità fino al 181o quando, per le leggi napoleoniche, venne soppresso e trasformato in villa e fattoria a destinazione agricola.

L'esistenza della chiesa di San Pietro in Avenano è documentata già prima del Mille. Nel corso del tempo ha subito radicali rifacimenti, un primo nel XVI secolo e uno successivo nell'Ottocento, quando fu rifatta la facciata di gusto romanico. In onore del patrono, san Sigismondo, nel capoluogo sorge la parrocchiale omonima, di recente costruzione in stile neogotico. Ci sarebbe da domandarsi come mai i gaiolesi abbiano scelto come patrono un santo così particolare e soprattutto venuto da così lontano, come Sigismondo. Re della Borgogna, visse - nel Vl secolo - tre quarti della sua esistenza a combattere mille battaglie contro gli odiati Franchi, ma anche contro i congiunti della sua stessa famiglia. Finché, in età senile, giunse la conversione, il pentimento e dunque la remissione dei peccati. Un santo, si dice, voluto dalla famiglia Ricasoli proprio per le sue caratteristiche di uomo d'azione più che di preghiera e di pensiero. Di carattere opposto è invece un beato che proviene direttamente dalla famiglia Ricasoli; si tratta di Benedetto, vissuto a cavallo fra XI e XII secolo, il quale, pur proprietario di castelli, terre e villaggi, preferì ritirarsi in cremitaggio, trascorrendo gran parte della vita in preghiera e riflessione.

Chiesa di Vertine

Di costruzione novecentesca - in stile neoromanico - è la chiesa di Vertine dedicata a san Bartolomeo, sulle fondamenta sorgeva una pieve più antica. Se ne leggono alcuni particolari nelle pareti esterne e, alcuni frammenti di affreschi di ambito fiorentino del Quattrocento. Alla chiesa originaria apparteneva una delle opere più notevoli attribuita al giovane Simone Martini con la collaborazione di Memmo di Filippuccio. Si tratta della Madonna dei raccomandati, nella quale la Vergine è effigiata in piedi, sotto il cui mantello aperto trovano asilo un gran numero di personaggi. Attualmente è ospitata nella Pinacoteca di Siena, insieme con un altro capolavoro, il trittico di Bicci di Lorenzo, del 1430, che raffigura la Madonna col Bambino e i santi Bartolomeo, Giovanni Evangelista, la Maddalena e Antonio Abate.

Pieve di San Polo in Rosso

Di grande interesse artistico è la pieve di San Polo in Rosso, menzionata già avanti il Mille come proprietà della famiglia Firidolfi, poi Ricasoli. Nonostante i numerosi rifacimenti due-tre e quattrocenteschi, mantiene inalterato un suo fascino, grazie a quelle forme che ricordano uno strano connubio fra sacro e militaresco. Infatti la facciata fu rialzata, il campanile trasformato in cassero, le pareti esterne in mura difensive che inglobavano anche la canonica e un cortile interno. Per il suo prestigio in tutto il territorio circostante, la pieve conteneva, e in parte conserva tuttora, un notevole patrimonio artistico. Non è più in loco il polittico trecentesco di Ugolino di Nerio che si trova attualmente nel castello di Brolio, mentre il famoso Crocifisso ligneo del primo Trecento, opera di uno scultore senese che poi è stato soprannominato, grazie a quell'opera, Maestro di San Polo in Rosso, è attualmente in deposito nella Pinacoteca di Siena. Tuttora presente nella pieve il ciclo di affreschi trecenteschi, attribuito al pittori senesi Cristoforo di Bindoccio e Meo di Pero, raffiguranti alcune scene della vita di Cristo di rara ingenuità e candore descrittivo. Nella chiesa si conservano anche due calici e due ostensori a forma di tempietto risalenti rispettivamente al Trecento e al Quattrocento.

Non lontano dal castello di Ama, una cappellina isolata dedicata a san Michele conserva al suo interno una serie di affreschi che coprono interamente la parete di fondo e le due laterali. Si tratta di una Maestà e di alcuni santi. Se, grazie a una iscrizione presente all'interno dell'edificio, sappiamo che l'opera fu commissionata nel 1496 dalla famiglia di Francesco di Luca Ciampoli, niente è dato sapere circa il nome dell'artista che fu incaricato di portare a termine il lavoro. Si fa il nome di Donnino di Domenico. ma sì dice anche che la bellezza del lavoro evoca artisti di prima grandezza quali Alessio Baldoinetti, Andrea del Castagno o addirittura Sandro Botticelli; se non come autori dell'opera, almeno in quanto ispiratori.

La famiglia Ricasoli

Su tutto il territorio di Gaiole alita e aleggia costantemente il nome della famiglia Ricasoli. Non solo perché è presente fino dalla prima metà del XII secolo (originata da un ramo dei Firidolfi), ma anche perché, con vari esponenti della celebre dinastia - soprattutto con la fortissima personalità di Bettino - in qualche modo ha condizionato e plasmato la vita e il lavoro di gran parte dei gaiolesi. Fin da giovanissimo il barone Bettino si interessò al miglioramento delle tecniche agricole e a soli venticinque anni fu ammesso alla prestigiosa accademia fiorentina dei Georgofili. Ma il suo interesse per l'agricoltura doveva conciliarsi e integrarsi con l'altra sua passione, quella per la politica, che lo vide fra gli esponenti più autorevoli del liberalismo moderato toscano. Durante i moti del 1848, durante i quali fu al fianco di chi sosteneva il ritorno a Firenze del Granduca (ma rimase deluso quando lo stesso Granduca riprese il suo posto con l'aiuto dell'esercito austriaco), si ritirò temporaneamente dalla vita politica e riprese a interessarsi delle sue vaste proprietà terriere a Brollo. Nel 1859, con la fuga dei Granduca, accettò l'incarico di ministro dell'Interno nel governo della Toscana e fu in quell'anno che fondò il quotidiano «La Nazione», dopo aver fondato, dodici anni prima, «La Patria». Con l'unità d'Italia e all'indomani della morte del conte di Cavour, divenne presidente del Consiglio e anche ministro degli Esteri e degli Interni. Per l'intransigenza nel perseguire i suoi fini politici, fu soprannominato il "Barone di Ferro", e quando i contrasti all'interno del governo si fecero più aspri - particolarmente quando si trattò di trovare una soluzione alla delicata questione dei rapporti fra lo Stato italiano e il Vaticano - Bettino Ricasoli preferì ritirarsi di nuovo a Brolio, concentrarsi sugli studi di enologia e sperimentare e mettere in pratica i suoi metodi per ottenere il vino che può fregiarsi della denominazione "Chianti". Metodi che, con poche variazioni, sono quelli tuttora seguiti dagli enologi della regione. Della località di Brolio si hanno notizie prima dell'anno Mille, come riferisce Emanuele Repetti: "[ ... ]quando designavasi per Broilo o Brolio una tenuta selvosa con un recinto ridotto a domestico, e in mezzo a questo il castello per l'abitazione del suo signore." Il primo atto pubblico nel quale appare il nome di un Ricasoli risale al febbraio del "41, quando Ridolfino di Rolando insieme con Rinuccino e i suoi figli cedettero alcuni terreni alla Badia di Coltibuono. Al centro di innumerevoli scontri armati tra fiorentini e senesi, nella seconda meta del Quattrocento fu operata una ricostruzione del castello con l'inserimento delle imponenti mura e dei bastioni angolari che vediamo adesso. Non è dato sapere il nome dell'architetto autore del progetto, ma è opinione comune che \-1 sia la mano di Giuliano da Sangallo, quello stesso architetto che acquisterà in seguito una grande fama al servizio dei Medlcl. E se di quell'epoca si conservano le fortificazioni e il cassero, al secolo precedente appartiene una chiesetta divenuta cappella di famiglia. Risalente al 1348 e dedicata a sant'Jacopo, custodisce all'interno un pregevole polittico attribuito al pittore senese Ugolino di Nerio, proveniente dalla pieve di San Polo in Rosso. Sono anche presenti due mosaici di artisti veneziani della fine dell'Ottocento, mentre al 1901 risale il trittico la Madonna col Bambino, angeli e santi» di Alessandro Franchi. La cripta della chiesetta accoglie le salme della famiglia Ricasoli. A partire dal 1862 il barone Bettino affidò all'architetto Pietro Marchetti il compito di trasformare il castello in villa. E, sull'onda del movimento romantico, nato in Inghilterra e poi propagatosi anche in Italia, la nuova costruzione fu pensata in puro stile neo-gotico. Il mattone rosso contrasta e si amalgama con il grigio delle pietre dei possenti contrafforti, e monofore e bifore e portali e saloni e scalinate si contrappongono, ma non stonano, con la severità delle mura di cinta o della quattrocentesca mole del cassero. Intanto, tuttora, sul camminamenti (dal quali lo sguardo spazia su un oceano apparentemente senza fine di vigneti, boschi e morbide colline), sulle torri di avvistamento, nei cortili, nel corridoi, lungo i cinquecento metri delle mura protettive, si aggira - ma, secondo la leggenda, solo di notte e in quelle di bufera - la figura ieratica, maestosa e nero-vestita del "Barone di Ferro" (ma dal Cavour più banalmente ricordato come il "mulo") che, col suo cavallo bianco controlla, dispone, comanda su oggetti cose e persone del suo immenso feudo.

Il Castello di Meleto

Fra i tanti castelli presenti sul territorio, quello che ha maggiormente conservato le sue linee originarle è forse il castello di Meleto che permette ancora di leggere l'impianto medievale con la pianta trapezoidale, le due torri cilindriche e il cassero che, sebbene ribassato, risulta la parte più alta di tutto il complesso. Nato come roccaforte a difesa del territorio circostante di proprietà della famiglia Ricasoli-Firidolfi, venne trasformato, nei primi anni del Settecento, in villa padronale e, fra l'altro, venne dotato di un piccolo teatro che iniziò a funzionare nel 1742. Furono messe in scena commedie di Goldoni e il delizioso e decoratissimo, seppur piccolo, spazio è stato usato anche per gruppi musicali da camera. Il teatro è tuttora agibile e funzionante. Un altro borgo murato con castello che ancora conserva ampie tracce del passato è Vertine, alla sommità del quale spicca il massiccio e alto torrione. U'importanza di Vertine nell'ambito delle note controversie tra Firenze e Siena è confermata dal fatto che in più occasioni fu scelta come residenza temporanea del commissario fiorentino.

Il Castello di Montegrossi

Anche il castello di Montegrossi, grazie alla sua posizione di dominio su una vasta area del Chianti, rivestì un ruolo strategicamente importante fino dal XII secolo. Dopo aver subito un lungo assedio e la conquista da parte dell'esercito aragonese, nella seconda metà del Quattrocento, visse una lenta ma inesorabile decadenza. Attualmente solo il cassero, a strapiombo su un profondo dirupo creato da una cava di pietrisco, è testimone del suo antico prestigio.

 

Vedi anche:
Itinerario a Gaiole in Chianti
Immagini di Gaiole in Chianti
Eventi a Gaiole in Chianti: "L'Eroica"
Photogallery "L'Eroica"
"Settembre gaiolese"
Gaiole in Chianti (articolo)
 
     
   
     
  HOME | APPARTAMENTO 1 | APPARTAMENTO 2 | PREZZI | PRENOTAZIONE | CONTATTI | HTML SITEMAP  
  IMMAGINI | EVENTI | ITINERARI | LINKS | OSPITI | BLOG  
 
Annaholiday.com - Via Giuseppe Verdi 48, 52 - 53013 Gaiole in Chianti - SIENA - ITALY
Informazioni e prenotazioni: | info@annaholiday.com

 
 
All Rights Reserved. Copyright (c) 2013 Annaholiday.com
 
     
 
   
 
  Appartamenti in affitto, casa-vacanze nel Chianti, Toscana