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Castellina in Chianti

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Situata nel cuore del Chianti, Castellina deve il suo nome attuale a quella che fu la sua funzione principale in epoca medievale: costituire un baluardo difensivo fiorentino a protezione e salvaguardia delle velleità espansionistiche di Siena. Le prime notizie dell'edificazione del sistema fortificato coincidono con il momento forse di più acuta asprezza nello scontro fra le due maggiori città della Toscana medievale. li nome originario sembra essere stato Castellina dei Trebbiesi perché fu a quella famiglia che i Conti Guidi, feudatari di un ampio territorio fin dal 1100, assegnarono il compito di governare e proteggere lo strategicamente importante borgo sulla linea di confine e in posizione dominante, a cavallo delle vallate dell'Elsa, del Pesa e dell'Arbia.

Ma la presenza dell'uomo nel territorio di Castellina ha origini ben più antiche; risalgono almeno al VII o al VI secolo a.C., quando nella località di Montecalvario, un chilometro fuori dall'attuale centro abitato si era sviluppato un insediamento etrusco di notevole importanza.
Lo attestano i ritrovamenti che, particolarmente a Montecalvario stessa, si sono rivelati cospicui e significativi.

Il territorio comunale di Castellina è straordinariamente ricco di testimonianze architettoniche e artistiche in un ventaglio stilistico che spazia dal romanico all'arte contemporanea. In campo religioso esistono tuttora alcune chiese che, seppur alterate e modificate nel corso dei secoli, testimoniano del fervente zelo religioso che permeai-a la popolazione chiantigiana. Della pieve di Sant'Agnese è documentata la sua esistenza già nel 1056, quando al suo interno fu costituita una comunità di canonici. La chiesa andò quasi totalmente distrutta dai cannoneggiamenti dell'ultimo conflitto mondiale; della costruzione originale romanica è rimasto soltanto al lato sinistro e la parte inferiore del campanile. Dal robusti contrafforti che tuttora sorreggono la parte più antica, si è potuto desumere che nel corso del XIII secolo il tempio era stato fortificato. Al secolo XII appartiene la pieve di Santa Cristina a Lilliano, ricordata per la prima volta in una bolla papale del 1189. A una sola navata, nel rispetto della tipica architettura povera di campagna, conserva intatta la facciata in pietra. L'interno, notevolmente manomesso, ospita alcuni dipinti eseguiti negli anni Quaranta e Cinquanta dei secolo scorso. La terza pieve del comprensorio di Castellina è quella di San Leonino (o Liolino) in Conio. Di originario è rimasta solo la parte absidale; tutto il resto è frutto di una ricostruzione del XIX secolo, eseguita utilizzando in larga parte il materiale della pieve originaria. Nel corso dei lavori di ricostruzione venne modificato l'interno e portato a una sola navata, dalle tre originarle.

Antichissima è anche la chiesa di San Giorgio a Piazza, citata in un documento del io84, pur conservando di originale solo la facciata. Di un certo interesse sono pure le due chiese di Sicelle e di Pietrafitta. La prima è frutto di una completa ricostruzione, avvenuta nel 1923, di ispirazione romanico-gotica. l'altra, dedicata a sant'Jacopo, è stata totalmente ricostruita nel 1940, in uno stile ispirato, come riporta un'epigrafe sulla facciata, "al più puri criteri dell'arte".

Dal momento che, come già accennato, Castellina è stata per secoli luogo di frontiera fra le opposte e spesso rivali città di Siena e di Firenze, il suo comprensorio comunale ha un buon numero di castelli o di quel che è rimasto di essi - a conferma del suo destino, in epoca medievale, di palcoscenico di innumerevoli episodi guerreschi. Il castello di Rencine, menzionato nel 1054 come fortificazione fiorentina, aveva il compito di fronteggiare la senese Monteriggioni. Forse significativo il fatto che mentre Monteriggioni conserva quasi
intatta la sua cinta murarla (anche se le torri sono state scapezzate), di Rencine rimangono solo esigue tracce di quello che doveva essere un formidabile baluardo difensivo. Del castello di Grignano, menzionato in un documento di donazione datato 998, rimane in piedi solo una torre sulla cima di una collina che guarda la valle del Pesa. Il castello è appartenuto, in anni relativamente recenti, anche allo scrittore inglese Raymond, che sul Chianti ha lasciato scritti e memorie.

Scarse sono anche le vestigia del castello di Pietrafitta, situato pochi chilometri a nord del capoluogo, così come quelle del castello di Monternano, nel Duecento possesso della potente famiglia Squarcialupi. I resti più cospicui si trovano senz'altro nella stessa Castellina, dove svetta, non del tutto nascosta da alcune recenti costruzioni industriali sorte nelle immediate vicinanze, la massiccia mole della rocca che doveva costituire la parte centrale del castello. Di grande interesse è la Via delle Volte, in origine un camminamento militare, dalle cui finestrelle si possono ammirare ampi squarci paesaggistici sul Chianti.

Non mancano anche i castelli che, logorati dal tempo (e, spesso, dalla mano dell'uomo), sono sta,ti trasformati in ville. Il caso di Campalli, sulla cui facciata sono tuttora visibili tre archi che fanno pensare a un antichissimo loggiato, affiancato da quel che resta di una torre medievale. A Fonterutoli è stata accertata la presenza di un insediamento etrusco-romano sul quale si sarebbe poi innestato un castello. Lo denota lo spessore dei muri e la presenza di una volta risalente al XIII secolo. La presenza di un edificio militare con almeno sette secoli di vita può essere riscontrato anche nell'attuale villa di Tòpina; e il cassero sta tuttora a testimoniare la sua originaria funzione di casa-torre.

Nel capoluogo, ma anche nel territorio che ad esso fa capo, si onora la memoria di San Fausto, un santo di cui è difficile rintracciare gli episodi salienti della sua vita terrena dal momento che la patrologia cristiana annovera alcune decine di santi omonimi. Si tratta, infatti, di un nome molto comune nella Roma dei primi secoli della cristianità. Di quello venerato a Castellina sono più conosciute le sue vicende post mortem, grazie a una memoria che l'abate Giorgio Ugolini scrisse nel 1798, dalla quale si apprende che le spoglie del santo vennero estratte da una catacomba romana e donate alla famiglia fiorentina degli Ugolini, allora proprietaria di terre nel Chianti. La reliquia fu racchiusa in un'urna in legno riccamente scolpita e conservata (a tutt'oggi) nella propositura di San Salvatore di Castellina. Ma se niente si sa della vita terrena del santo, furono gli stessi chiantigiani a concepirne una, propriamente a loro uso e consumo, che si tramandavano oralmente di generazione in generazione. San Fausto sarebbe nato proprio a Castellina, in una casa del podere Cerreto, figlio di contadini. Anche lui contadino per tutta la vita, avrebbe palesato una prima volta la sua santità quel giorno che stava arando un campo con i buoi. Preso da un improvviso rapimento estatico, abbandonò la guida degli animali e si inginocchiò per recitare le preghiere. E i buoi continuarono da soli il loro lavoro. Un episodio questo che, nell'interpretazione di Alessandro Falaschi, che sul santi chiantigiani ha compiuto approfondite ricerche, costituisce una sorta di conferma della veridicità del proverbio tipicamente toscano: "butta in terra (un seme) e prega Iddio".

Nel XIX secolo il culto del santo era particolarmente sentito e per questo venne proclamato "protettore di Castellina". Ed è in quel periodo che si registrano i miracoli più eclatanti. Grazie alla sua intercessione, san Fausto avrebbe liberato la sua "nobile e storica terra da terremoti, siccità, venti, piogge e grandini" non mancando dì- operare ~guarigioni insperate da malattie incurabili, da epidemie e disgrazie terribili di ogni genere .. . Attualmente il culto di san Fausto si è leggermente appannato, ma la sua ricorrenza, che cade la terza domenica di settembre, è celebrata ancora con processioni, riti religiosi ma, soprattutto, con una laica fiem Pur essendo nato a Siena e vissuto gran parte della sua breve esistenza (1883-1920) a Firenze e a Roma, Federigo Tozzi può essere considerato uno scrittore chiantigiano. Su questa terra (aveva ereditato dal padre un podere nel comune di Castellina), egli scrisse alcune pagine memorabili. Come pochi altri. Federigo Tozzi seppe infitti trasmettere con efficacia lo stato d'animo e le sensazioni che prova un borghese nel confrontar$'& con il mondo contadino e mezzadrile del primo decennio del Novecento: "La strada da Siena, dopo essere discesa fin giù ad un torrentello dov'è un mulino, sale in mezzo a linee contorte e raggomitolate di colli che s'assomigliano e della stessa dolcezza, con i filari delle viti tra i muriccioli a secco, di sassi, con le fattorie dietro i cipressi, con qualche campanile così lontano che dopo una voltata non si vede più. E di mano in mano che la strada s'aggira, quasi tormentandosi della sua lunghezza, impaziente, si fa sempre più silenziosa, e le campagne più aride e solitarie. Vi sono poggi con cime piane, lastricate di pietre, sterpigne; qualche croce, fatta con i pali delle viti, talvolta abbattuta, in proda a una scorciatoia per i contadini e per le bestie. Boschi di querci, ma radi; e, tra il fogliame, si vedono prominenze e insenature di altre colline, scoscendimenti ripidi e a un tratto pianeggianti, con tre o quattro facce che si attaccano a ondulazioni di prati, a ripiani di terra rossastra, a balze. Dopo Fonterutoli, un villaggio come un angolo di case, con quattro botteghe, la strada si fa ripidissima; e riesce ad essere più alta che altrove. [ ... 1 La strada, dopo il villaggio, si volge a gomito, in salita, come una fetta bianca tra due spianatine di verde; poi, all'improvviso e dritta, precipita per più di un chilometro, tagliata tra i macigni; e allora si vede giù tutta la Castellina. E in quel punto, a destra, seguitano tre colline poco più alte. Mentre, a sinistra, sono sempre più basse fino alle pianure della Val d'Elsa; con paesi che sembrano piccole macìe; poi cominciano la Montagnola e Montemaggio; e dietro a loro si stendono tre file di monti, che a vederli di lassù sono uguali alle nuvole lontane."

 

 


 

 

 

 

 
     
   
     
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